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IL CROCIFISSO

18 MAGGIO 2019

 

Pochi giorni fa in treno mi sono imbattuto nel personaggio che vi descrivo qui sotto.
Per tutta la durata del mio viaggio mi sono sentito in un modo indescrivibile, non ho avuto il coraggio di avvicinarlo, ma è bastata la sua presenza a rendermi sicuro.


Il Crocifisso

Sono da poco trascorse le tre del pomeriggio, quando l’uomo entra in stazione intabarrato nell’ampio cappotto, le mani in tasca, lo sguardo fisso.
Avverte cantilene di realtà reiterate: i riverberi dei negozi e la breve eco degli altoparlanti, le corse e le soste, gli alterchi e i sorrisi. Disseminati irregolarmente intorno a lui, s’affannano cumuli di viaggiatori.
Dagli angoli più nascosti, occhi pesti e deboli intravedono sotto cartoni e giornali la vita del mondo che hanno smarrito, mentre dividono fondi di scatolette con altri randagi, a quattro zampe. Sono gli unici a prestare attenzione all’uomo, che procede lungo il binario con andatura regolare, senza intralci di sorta.
Non ha bagaglio, né ventiquattrore; non maneggia cellulari, o note book di qualsivoglia generazione.
Si ferma solo davanti ad un’aiuola, oasi ricavata tra la ruggine dei binari, che ospita una bellissima varietà di edera, con numerose tonalità di verde, impermeabile al gelo circostante. Vi sosta per brevi istanti, come ad imprimersi la figura nella mente, poi riprende il cammino. Poco prima della fine del treno, eccolo salire su di una carrozza.
Lo scompartimento che sceglie per il viaggio è semivuoto. Toglie il cappotto e sciarpa e li accomoda su un sedile. Indossa un maglione girocollo di lana grigia, che dava l’impressione di tener molto caldo. Rimasto in piedi presso il proprio posto, si mette a guardar fuori dal finestrino, nel momento esatto in cui il treno inizia la propria corsa.
Dal collo, pende un Crocifisso.
Fuori, solo lo spettacolo silenzioso della vasta e spoglia pianura invernale, immutabile, in totale assenza di vento.
E mentre il pallido chiarore del pomeriggio inoltrato viene sopraffatto dall’oscurità incombente, il paesaggio assume, nella sua smisurata uniformità, un che di spettrale e misterioso, come un unico contenitore di domande, sofferenze, speranze.
All’interno della carrozza, l’uomo resta in piedi.
Più la luce naturale del giorno sfiorisce, più il Crocifisso che porta al collo risplende d’un bagliore intenso e carezzevole, che basterà ad illuminare la carrozza ed il treno intero, fino alla fine del viaggio.
Quando di nuovo sorge il mattino.